English Version
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
| Al Campo Base Cinese a 4.854 abbiamo cominciato i test scientifici in programma, con una iniziale diffidenza che e' rapidamente mutata in curiosita' da parte di tutti. Abbiamo iniziato la misura della tonometria oculare (IOT) seguendo pedissequamente le indicazioni del nostro dott.Paolo che ci (hailui) segue da casa e ricevera' a breve la tabella dei dati rilevati. All'interno della tenda mensa abbiamo allestito un piccolo laboratorio e ci siamo alternati nell'anestetizzarci gli occhi e "conficcarci" il Tonometro portatile della Reichert, un vero gioiellino, nei rispettivi bulbi... Qualcuno nella mano teneva un affilato coltello della Buck che minacciava di usare in caso di dolore percepito, tutto bene ed il risultato unito al monitoraggio della PA ci ha rincuorato i dati sono quelli di casa almeno per noi, poi gli esperti ci diranno. |
| Questo primo campo base a 4700m, dove i mezzi ci hanno scaricato e da dove parte il trekking per il campo base avanzato (quello vero), lo chiamano cinese. Abbiamo predisposto tenda mensa e tende per la notte; Ngima ha preparato il pranzo ed ora ce la godiamo! Domani, yaks permettendo, smonteremo tutto e ci avvieremo verso un campo intermedio. Guardandoci attorno ci sentiamo piccoli piccoli: sono presenti 8 spedizioni di cui una cinese (manco a dirlo), una coreana, slovena, due internazionali... Ci sono spiegamenti di tende a perdita d'occhio. Solo per dare una idea la spedizione cinese e' composta da 18 alpinisti e da 20(!!!) Sherpa; sono appena giunti al campo base cinese e gia' i loro sherpa hanno predisposto il loro campo 2 sulla montagna! Ecco che allora le nostre tre tendine ed il contare solo sulle nostre forze per trasportare ed allestire tutto, campi alti compresi, sparisce all'occhio ma acquista un valore che nella nostra soddisfazione trovera' riconoscimento. Per tutto il percorso questa montagna ci ha sovrastato: talmente maestosa e grande che avvicinandoci quasi ci siamo ribaltati all'indietro nel cercare di vederne la cima! Ora si e' alzato un po' di vento ed ho scoperto non essere nulla di quello che avevo immaginato. E' semplicemente un compagno di viaggio. |
| L'autista ha un'aria cinese che poco si addice ai colori che qualche raggio di sole tra le nuvole accende. Questa mattina da Nyalam siamo partiti con la pioggia, alle quote piu' alte la neve. Con un potente Land Cruise Toyota sfrecciamo veloci su questa pista sterrata che il governo sta trasformando in moderna strada asfaltata. I colori sono quelli delle crete senesi, le dimensioni quelle dello spazio cosmico. Ad ogni cambio di valle l'orizzonte si ritrasforma sempre in se stesso, schiudendo la maestosita' di questo altopiano. Lontano, tra le nuvole, si intuiscono i colossi: lo Shisha Pangma, il Cho Oyu e l'Everest. Forse piu' che intuirsi si immaginano, dato che ancora non si concedono. Come le vesti quasi trasparenti portano all'irrequetezza piu' che agli occhi, cosi' queste nuvole. |
| Siamo a Tingri 4.350 metri, ultimo avamposto abitato prima dell'avvicinamento alle grandi montagne. Dopo sara' solo yak e tenda. Tingri ha quest'aria da far west americano piazzato in mezzo all'Asia. La polvere alzata dal vento e le case piatte che si affacciano sulla strada. Una specie di sapeghetti western tibetano. Domani se passiamo tutti bene la notte (la cartina di tornasole di un buon acclimatamento) ci trasferiamo al campo base cinese per caricare gli yak. Intanto le nuvole hanno lasciato il posto all'implacabile sole del Tibet. |
| Pensa a qualcosa di grande e poi moltiplicalo per cento. Immagina il silenzio assoluto e alzagli il volume al massimo. Cerca l'orizzonte piu' lontano e avrai trovato il Tibet. |
| Nyalam, in Tibet, e' il primo piccolo gruppo di case che si incontra appena giunti sull'altopiano. Da Zangmo, sulla frontiera versante cinese, si percorre una strada che attraverso una valle strettissima, talmente bella che ci ha tolto gli occhi, si passa in 30km dai 2000m a 3700m di quota. Nyalam, per chi proviene dal Tibet, e' chiamata "la porta dell'inferno". Ma, data la reversibilita' delle cose, percorrendola in direzione contraria ci ha mostrato l'orizzonte paradisiaco del Tibet.. Tibet atteso. Tibet che ci ha accolto. Domani ci avvieremo verso il Campo Base Cinese che, con un po' di fortuna, e grazie alla acclimatazione che abbiamo effettuato lungo il trekking in Langtang, raggiungeremo in giornata. Domani vedremo le montagne. Domani proveremo nuove dure emozioni. |
| Sono le sette e mezza di mattina qui a Kodari. La mulattiera di montagna alla fine ha fermato l'invasione, ma ha fermato anche noi. Da ieri sera uno dei bisonti meccanizzati cinesi si e' quasi ribaltato e ha bloccato la strada 10 chilometri piu' giu' di Kodari. Il camion con i bidoni della spedizione e' rimasto dall'altra parte. La speranza e' che la situazione si risolva presto e bene nelle prossime ore. Il Tibet e' ad un passo (fisico e non solo metaforico) e ancora non riusciamo a farlo. |
| Lasciare Kathmandu e' stato una liberazione; l'inquinamento di quella citta' stritola i polmoni ed il cervello.. Il viaggio ci ha portato a Kodari, ultima manciata di case prima del confine con il Tibet. Ahime', cina. Passeremo qui la notte. Domani , con i visti ed i permessi di scalata in mano, finalmente saremo sull'altopiano tibetano. E ci dimenticheremo di questa orribile giornata di spostamento. "non c'e' giorno cosi' lungo che non venga sera.." |
| Nella serata di ieri un simpatico ed attempato Jeevan Shrestha ci attendeva fumando (qui non e' vietato...) nella hall della Potala Guest House, e' l'assistente della nota Miss Hawley, la depositaria del database di tutti i summitters (quelli che arrivano in vetta) dei monti che richiedono permesso governativo per la scalata, in sintesi dai 7000 metri in su e qualche cosa di piu' basso ma molto impegnativo, che viene pubblicato dall'American Alpine Club Compiliamo i questionari con i dati dei partecipanti ed un form con i dettagli tecnici dell'ascensione, poi l'appuntamento per il 6 di ottobre per il resoconto e qui partono vari tipi di scaramantici gesti. |


L'appennino reggiano è la nostra terra e quando si parla della propria terra alle volte si rischia di esagerare con le lodi. Se dovesse accadere, prendetelo solo come un sintomo d'affetto, che il cielo sotto cui si è nati tende ad essere sempre più blu di qualsiasi altro, o quasi.