English Version
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| Ora abbiamo la conferma dell'incidente fatale capitato a Guy Leveille, membro canadese della spedizione internazionale di Field Touring condotta da Stuart Remensndyer (Stu) con il quale abbiamo avuto diversi contatti durante la nostra permanenza ai campi. Guy sembra stesse scendento verso il campo 3 quando e' caduto ed e' deceduto in seguito alla gravita' delle ferite. Siamo vicini al dolore della famiglia di Guy e degli amici che in questi giorni hanno faticosamente cercato notizie dell'accaduto. Gli altri membri della spedizione, tra i quali il nostro amico Italo, comunica Field Touring, sono rientrati al sicuro al campo Base. |
| Con gli occhi puliti e stupiti della prima volta... |
| L'aria e' pungente, e lo e' da questa mattina da quando siamo partiti, campo base in spalla, per scendere verso la pianura, verso Tingri. A piedi, yaks al seguito, impiegheremo piu' o meno tutto il giorno. Il cielo e' cosi' limpido che quasi graffia la pelle. I panorami abbassano ulteriormente il livello dell'O2 nell'aria, e fotografarli non soddisfa. Occorre rifotografarli e rifotografarli e rifotografarli.. Oggi e' la giornata dell'essere, lentamente, in un tempo immobile. Una condizione in cui solo sensazioni esistono. Non c'e' spazio per il tempo, non vi e' fretta, non vi e' necessita' di arrivare, di fare. Oggi un alpinista americano ha perso la propria vita dove due giorni fa mi sono fermato per lasciarmi prendere da essa. Chissa, forse dopo, la condizione di pienezza e' come oggi. Ma per sempre. |
| Stamattina mentre eravano in discesa dal campo base verso Tingri, c'ha raggiunto la notizia tragica della morte di uno dei partecipanti ad una spedizione internazionale accampata a poche decine di metri da noi. L'incidente sarebbe accaduto durante un'interminabile discesa dalla vetta, a quanto pare causa di problemi per almeno altri due membri della stessa spedizione che si trovano ora in difficolta' a campo 2. |
| E' mezzanotte e un quarto quando mi sveglio per prepararmi al tentativo, l'ennesima volta che mi sveglio in questa gelida notte. Sono a C2 a 7400m e sono ormai sei giorni che sono in alto, di cui due da solo. I piedi nel saccopiuma nonostante due paia di calze e gli scaldotti di piumino, hanno alcune dita gelate. Il vento continua a sbattacchiare la tendina scaraventandomi in faccia i ghiaccioli di condensa attaccati alle sue pareti. Mi preparo una zuppa nepalese contro voglia e gia' al primo cucchiaio avverto un senso di nausea. Mi sforzo di incamerare liquidi ma a breve rimetto tutto. Gia da ieri sera non sono riuscito a mangiare molto e probabilmente due giorni di permanenza a 7400m sono stati eccessivi. Oppure errori di inesperienza che non capisco. Il tutone d'alta quota e' gia' infilato, anche perche' un po' di compagnia.. Prendo i thermos caldi, mi infilo imbrago e scarponi e con poca voglia provo a prendere la traccia verso l'alto, ma e' veramente un supplizio. Le cose piu' importanti che ho sperimentato in questi giorni sono l'umilta' e la fatica. Purtroppo la possibilta' di salita e' solo questa, ma il dietrofront e' senza remore. Ai miei giochini di casa voglio tornare senza problemi aggiunti. A mattino smontero' il campo e mi avviero' verso il basso. Inseguire i propri sogni mi sembra cosa da non rinunciare. Questo aveva comunque una propria durezza, una propria contingenza, con la quale misurarsi. Ieri fermandomi a 7600m del C3 tutto sembrava perfetto, Che lo fosse? |
| Oggi e' una giornata perfetta. Daniele si e' fatto la barba, Fausto fa citazioni di S. Agostino, Lorenzo, efficiente come sempre, ci tiene informati ed aggiorna i siti. Le comunicazioni radio con Fabrizio gia' a campo 1 ci rilassano ed io, novello Capitan Uncino, mi lecco le ferite (congelamento di 3 dita) con la faccia al sole di una giornata perfetta per salire la vetta... o per leccarsi le ferite. |
| Fabrizio sta rientrando questa mattina da campo 2, sta bene e sara' a campo base questo pomeriggio. Niente vetta del Cho Oyu per noi, che sabato lasceremo il campo base. Non c'e' rammarico. E' andata cosi'. Un'esperienza buona in piu' in questa cosa chiamata vita. |
| Nicola e' adesso a campo base, sta benone (pare un figurino) e ci sta raccontando la sua salita e la sua discesa. Fabrizio che si trova a campo 2, decidera' nelle prossime ore se salire o tornare al base. |


L'appennino reggiano è la nostra terra e quando si parla della propria terra alle volte si rischia di esagerare con le lodi. Se dovesse accadere, prendetelo solo come un sintomo d'affetto, che il cielo sotto cui si è nati tende ad essere sempre più blu di qualsiasi altro, o quasi.