I pennacchi di neve che si alzano come eruzioni dalle cime e dalle creste, ribadiscono la nostra assoluta condizione di spettatori in questo ambiente.
Possiamo decidere poco o nulla se non ci e' concesso.
E' il terzo giorno che siamo fermi al Campo Base, noi e tutti quelli che stanno spendendo energie su questa montagna.
Il C2 installato nei giorni scorsi dalle legioni di Sherpa delle spedizioni cinese ed americana e' stato strappato dal vento.
I tempi cominciano a consumarsi come una candela accesa, ed il vento invece di spegnerla ne accelera la combustione.
Il gelo solidifica tutto:
dentro e fuori la tenda,
dentro e fuori di noi.
Oggi vorrei salire all'ormai collaudato C1 per passarvi la notte, ma e' solo un modo per non restare ancora inattivo.
Chissa', forse il vento potrebbe anche cessare...
Del resto ogni cosa, per quanto al momento possa sembrare impossibile, ha un attimo in cui prende inizio ed uno in cui finisce.
L'incontenibile protagonismo delle nuvole anima il paesaggio e il vento è il coreografo di questo travolgente balletto.
La montagna diventa così il teatro di una straordinaria rappresentazione cromatica in continua e rapida evoluzione.
Nell'attesa dell'applauso finale, tutta la luce che c'è in quello che vedi e che vivi è una grande miniera di spunti creativi.
(frasi tratte dal libro di fotografie "Il colore del Bianco" di Renzino Cosson)