English Version
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| Sto cercando di mettere un piede avanti all'altro senza fermarmi, ma il ghiaione che conduce a campo 1 e' talmente ripido che quasi le ginocchia mi arrivano in bocca. Questa fatica e'fatica profonda, viscerale. Non e' fatica da prestazione. La carenza di ossigeno, il fatto che e'laprima volta che saliamo cosi' in alto, il peso dello zaino fanno di oggi una giornata intensa. Altro che fenomeni che corricchiano in Appennino... Qui e' veramente duro: apri la bocca, at ti, at tir e an ven denter gnent! Il nostro campo 1 e' pero allestito. Ora a 6400m abbiamo un rifugio del quale abbiamo scavatole piazzole, montato le tende, rifornito di viveri, fornello, attrezzature. Su questa montagna c'e' molta gente, ma nessuno tranne noi, ha fatto questo lavoro personalmente... La nostra scelta e' stata questa e per questo gli Sherpa saranno nostri amici ma non portatori. |
| Abituarsi alla fatica. Alla fatica delle cose piu' semplici: spostare un sasso, camminare, lavarsi i denti, infilarsi in tenda. 5700 metri non e' una quota da metterti fretta. Il respiro corto e' un compagno di viaggio che poche volte ti lascia solo. Bisogna trovarci la misura con la pazienza dei giorni buoni. E questo sembra proprio un giorno buono, con il sole e poco vento, con Fausto che ha quasi finito la lunga scalinata che porta alla sua tenda (un'opera d'arte a quasi 6.000 metri.), con Daniele che a meta' del suo igloo di pietra. Un giorno buono che sta per finire con una neve leggera in discesa. Una quasi buona notte dall'Himalaya. |
| Il ghiacciaio sotto di noi continuamente scarica nel lago terminale, ed assieme al volo dei corvi e' l'unico rumore che riempie le nostre orecchie, in questa giornata di riposo. In questa bellissima giornata di riposo. Il sole ha asciugato le nostre tende ed i nostri sacchi piuma inumiditi dalla neve della notte. Il Nangpa La, il passo di fronte al quale sono seduto, luogo di impensabili tragedie politiche, sembra stringerci in un abbraccio. Al campo sembra essersi instaurata una sorte di tacita sfida a chi meglio allestisce muretti a secco a protezione delle tende, anche se Daniele sembra averla vinta... E' un modo per affondare un po' le radici in questo terreno, nel quale troviamo tutti i nutrienti necessari a questo pezzetto di vita. Domani mattina ci avvieremo di buon ora verso campo 1, a 6400m. Con noi porteremo il materiale per allestire quella che sara' la nostra seconda casa di campagna, dove si va per le ferie. Da lassu' gia' l'orizzonte cambiera'. A sera reintreremo al campo base. Un po' piu' felici. |
| E' una lunga, quasi interminabile fila quella che sale e scende le pietre della morena accanto al ghiacciaio che di tanto in tanto respira rumorosamente.. E' una lunga e quasi interminabile fila fatta di speranze, di merda di yak, di affanni, di pensieri in lingue diverse, di qualche sorriso, di molta fatica. Il fischio-litania degli yakmen che governa i cosi pelosi e testardi ti accompagna fin sotto la meta'. Li' c'e' l'advanced base camp. Quasi quasi ti viene da dire casa. |
| La prima notte al Campo Base Avanzato, contro ogni aspettativa, e' stata per me la migliore da che abbiamo lasciato letti veri in camere piu' o meno vere. Segno questo che il duro lavoro di questi due giorni, che ci hanno portato prima al Campo Base Intermedio e poi all'Avanzato, e' stato positivo per la acclimatazione. Smontare il campo all'alba tende, tendine, una dispensa fornitissima, attrezzature..), affidare agli Yakmen il tutto nella speranza di ritrovarlo integro la sera, lunghi spostamenti con notevoli dislivelli, allestire nuovamente il campoin fretta prima di cena per essere pronti a rivedere lo stesso film il giorno seguente, e' stato provante. Ora la tensione legata alle incertezze burocratiche cinesi, tra visti, permessi e controlli si e' allentata. La realta' ha preso posto a quello che in noi, fino ad ora, e' stata solo immaginazione. Se il sole ci strizzera' l'occhiolino, dopo un po' di riposo, comincia il divertimento. |
| Italiani, Coreani e il fritto misto della spedizione americana che conta anche australiani, francesi, norvegesi e chissa' cos'altro. Sembriamo tutti un piccolo circo di provincia che ogni sera ed ogni mattina monta e smonta tende e tendoni, baracca e baracconi. Non avremo belve ammaestrate, pitoni o elefanti ma un sacco di yak pelosi, quelli si'. Noi poi tende e tendoni ce li smontiamo e montiamo tutti da soli. Stasera siamo al "middle camp" (5.300 metri). Domani, se tutto gira, il circo si fermera' una ventina di giorni al campo base avanzato (5.700). Di li' in su e' il turno degli acrobati. |
| I campanacci degli yak ci hanno tenuto compagnia tutta notte attorno al campo, e dopo i preparativi della mattinata sono ora tutti in fila che trasportano i bidoni con la nostra attrezzatura verso il MBC a 5200m. Un altro campo intermedio ci attende nella progressione di acclimatazione verso il Campo Base Avanzato, quello definitivo, che raggiungeremo domani. Un altro passo in avanti in questo nostro "andare". Giorno per giorno i tasselli si incastrano per dare forma. Giorno dopo giorno assaporiamo questo viaggio dove sempre piu' in modo chiaro e' il divenire delle emozioni che acquisisce importanza a scapito di un "obiettivo". Sempre piu' il "definitivo" si dissolve. |
| I giorni che stiamo vivendo sono cosi' densi di emozioni e bellezza che provo una sensazione di pienezza che da'la certezza di non poter desiderare nulla di piu'. Ovunque mi giri trovo scenari che ho sempre desiderato; ogni brivido di freddo, ogni briciolo di fatica trovano una ragione che li travalica. Cosa ne sara' del risultato sportivo non e' cosi' determinante. Dal lato umano ci e' dato vivere in modo intenso ogni istante. Sarei bugiardo, pero', se negassi che nei momenti di maggiore intensita' la mente corre agli affetti di casa, ed ancor piu' a chi ci ha preceduto... Da qui e' un attimo. |
